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    Sì alla fusione, no alla legge truffa

    In questi giorni i consigli comunali di Sagron Mis, Siror e Tonadico sono chiamati ad esprimersi su uno schema di disegno di legge regionale che, se il referendum autunnale avrà successo, sancirà la fusione dei tre comuni nel nuovo soggetto amministrativo di “Primiero – San Martino di Castrozza”.

    Viene naturale chiamare soggetto amministrativo un’unione di confini e di uffici la cui costruzione ancora non trova riscontro nei sentimenti e negli intenti delle popolazioni coinvolte, lasciate all’oscuro per troppo tempo sui passaggi istituzionali consumatisi nei municipi e poco o nulla ascoltate nella manifestazione di esigenze e proposte.

    Gran parte dei residenti della valle, oltre all’appartenenza al comune anagrafico, si sentono di “Primiero” e la fuga in avanti di tre campanili sui cinque [o sette] che condividono le anguste valli dei torrenti Canali e Cismon si configura come un risultato parziale [e una fastidiosa erezione di barricate] per chi considera prioritaria una visione programmatica e amministrativa coerente per la tutta vallata.

    I risvolti di questa fusione “a freddo” sugli assetti politico-istituzionali della intera comunità di Primiero [la grossa bolla attrae o respinge quelle piccole?] sono stati e sono colpevolmente trascurati da amministratori che, orfani del monarca assoluto Marco e macchiati del sangue della papessa Luciana, sembrano più preoccupati di portare a casa vantaggi per sé e la propria “fazione/frazione” più che di ragionare in termini di “comune unico”.

    La decimazione della rappresentanza diretta da 3 sindaci ad uno, da 15 assessori a 5, da 45 consiglieri comunali a 15, da 11 consiglieri comprensoriali a 5, etc. [al lordo dei ruoli del sindaco] pone problemi di “spartizione etnica” a cui solo un sistema elettorale proporzionale può dare una risposta non ipocrita.

    È un illuso che ritiene che le architetture istituzionali si digeriscano in un giro di stagioni, è purtroppo insincero chi giura che il matrimonio non è d’interesse e che la sintesi tra le maggioranze [e le minoranze] dei tre comuni verrà dall’accordo e dall’amore per il prossimo che si respira tra le canisèle [le viuzze] dei centri storici; con il sistema elettorale maggioritario verrà invece da bagni di sangue [quelli pre-elettorali per le candidature e quelli post-elettorali che umilieranno i perdenti] che aumenteranno la distanza dei cittadini dal palazzo di Tonadico.

    In questa contrattazione preliminare esce vincitore solo Sagron Mis, che nello schema di disegno di legge ottiene per tre legislature due consiglieri garantiti [contando 206 abitanti su 2832 – P.A.T. 2002] e nelle promesse dei partner un assessore “da Statuto”.

    La truffa elettorale [per gli altri] è evidente: Sagron Mis correrà dal 2005 con lista propria [anche per evitare che eventuali subentri vadano a vantaggio di altre frazioni] ed otterrà da una parte due consiglieri nel conteggio dei cinque spettanti alla minoranza; dall’altra sarà in maggioranza grazie ad una costituzione ottriata.  Le liste che perderanno, molto probabilmente in rappresentanza congiunta della maggioranza assoluta della popolazione, dovranno spartirsi tre consiglieri; la lista che vincerà, magari portando interessi molto partigiani e rappresentando non più di un terzo degli elettori, scriverà lo Statuto e conterà su dieci consiglieri più i due “cooptati” di Sagron Mis.

    L’unica soluzione onesta pareva quella di chiedere alla giunta regionale, in via transitoria, l’applicazione per il comune unico del sistema elettorale riferito ai comuni con più di tremila abitanti [quello con il doppio turno, con più liste collegate ad un candidato sindaco]: si sarebbe ottenuto un governo di coalizione e un consiglio di 20 membri, 6 assessori, e maggiori garanzie per tutti [leggi San Martino di Castrozza]. Se il trend demografico non inganna, la soglia dei 3000 residenti potrebbe comunque essere superata in 10-15 anni.

    Il sindaco di Siror, vicepresidente del Comprensorio, presidente del Parco, risponde di temere “personalmente” le conseguenze del voto disgiunto… insomma si capisce che “è tutto scritto, catalogato” e anche quale sia il motto dell’Unione dell’Alto Primiero: “lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar”.

    Vabbene, va bene…, questo matrimonio s’ha da fare… ma così sembra più il risultato di una gravidanza inattesa che di un fidanzamento coi fiocchi.

    Daniele Gubert, Primiero

    Sull'autore

    Sull'autore: Visionario irrequieto, spacciatore di tecnologie, ideatore di sinapsi. Sregolatamente rigoroso, kurioso, creativo eclettico indolente brillante-a-tratti. Indulgente indocile, rompicojoni deluxe, disincantato solo se necessario. Politico da strapazzo perché incapace di menzogna. [1972 - ] .

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