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Power to the People!

di il 25/11/2009 in Ambiente, Comunità, Politica con Nessun commento

Nelle scorse settimane i Consigli comunali dei Comuni soci di A.C.S.M. SpA, la Società per Azioni avente scopo di lucro che esercita il monopolio di fatto o di diritto sui Servizi pubblici locali principalmente nelle valli di Primiero e Vanoi, si sono affrettati ad “autorizzare” le rispettive partecipazioni nella società in oggetto, in quanto a loro parere impegnata come altre nel perseguimento delle finalità istituzionali della pubblica amministrazione.

Tale autorizzazione, la cui responsabilità ricade in via diretta sui consiglieri comunali che la hanno approvata, è volta ad eludere il disposto della Legge finanziaria 2008 (Bersani), secondo la quale le amministrazioni pubbliche “non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né possono assumere o mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società.”

A.C.S.M. SpA, che da Statuto può fare di tutto di più in concorrenza con i soggetti economici locali, dalla vendita di acqua minerale alla costruzione di impianti culturali (sic!), dalla gestione di farmacie allo sgombero neve, dalla manutenzione del verde al trasporto di persone e cose, dalla riscossione delle imposte all’esercizio delle pompe funebri, ha per oggetto sociale primario “la produzione, la distribuzione e la commercializzazione di energia elettrica, la realizzazione e/o gestione di impianti per la produzione di energia elettrica e degli impianti elettrici di pubblica utilità…”.

Ho invano chiesto al sindaco di Tonadico come si possa annoverare la produzione di energia elettrica (anche fuori regione o all’estero, viste le partecipazioni azionarie del “Gruppo”) tra le finalità istituzionali di un Comune del Trentino; la risposta che ho ottenuto ha a che fare esclusivamente con i vantaggi che il controllo delle risorse ambientali locali ha portato e porta nelle casse comunali.

Viene da chiedersi quale etica dell’amministrazione della cosa pubblica sottostia a questi fenomeni di arroccamento e accaparramento cui si sono ridotti i piccoli comuni:  fare bilancio sulle spalle dei cittadini e delle loro potenzialità di intrapresa, fagocitare l’economia e l’ambiente con la pretesa di difenderli.  Aumentare le prerogative sulla redistribuzione delle risorse (che poi diventano un marciapiede, una sponsorizzazione, qualche posto di lavoro spoiled in più…) per accrescere il consenso di questo o quel sindaco a caccia di un ascensore verso la politica provinciale o una poltrona sicura nei Consigli di amministrazione di qualche scatola cinese.

Ricordate le pagine di giornale che i Sindaci di qui comprarono per difendere il “diritto” di mulinare più acqua di quella concessa dai nuovi parametri del Deflusso minimo vitale?  Dopo anni di piagnistei per il sacco dell’energia da parte dei soggetti elettrici nazionali, riavutene le fonti, le gestiamo se possibile in modo ancora più audace, progettando nuove captazioni sulle poche acque superficiali rimaste ed attuando un espansionismo periglioso sul mercato.

Ai turisti offriremo una Oil Free Zone dove per far muovere due piccoli mezzi a idrogeno con tanto di wireless tracking avremo depauperato chilometri di ecosistema torrente?  Dove il teleriscaldamento sarà alimentato da combustibile estero rimarchiato?  Dove per pagare i costi di sovrastrutture istituzionali e paraistituzionali, di oligarchie politico-economiche di stampo dinastico dobbiamo alzare ogni anno di un piano gli edifici dei centri storici?

La stagione del protagonismo dilettante ed autoritario dei primi cittadini nel governo degli assetti strategici del territorio deve finire, la proprietà ed il governo delle multiutility locali devono ritornare a tutti i cittadini, agli utenti.

In modo che non serva un’interrogazione a risposta scritta per sapere quanto ci costa il multi Amministratore Delegato, Consigliere e Presidente (compenso consolidato annuo nel gruppo, non per singola funzione in una sola società su base mensile, come pubblicato nel Bilancio sociale), o che bisogni assoldare un team di “imbonitori” per comunicare quanto di buono la società fa per la comunità.

In modo che sussista un interesse reale e collettivo nel risparmio e nell’efficienza energetica, in modo che gli utenti possano godere in maniera diretta (e non necessariamente mediata da dealer politici) delle ricchezze locali, in modo che essi possano influire nelle scelte sostanziali sugli equilibri da raggiungere nel loro sfruttamento.

Le competenze sui Servizi pubblici locali, per quanto possibile, siano finalmente devolute stabilmente alla Comunità di Primiero, che ha le potenzialità e la dimensione adeguate per evitare gli sprechi e le autarchie minuscole dei Comuni; A.C.S.M. Spa abbandoni le proprie velleità speculative oltreconfine, l’ingordigia pantagruelica in house ed evolva, per i servizi a carattere economico, da giocattolo finanziario degli amministratori comunali a public company a reale beneficio dei cittadini e delle loro finalmente autorevoli e condivise visioni di futuro (sostenibile, se Agenda 21 di Primiero ha avuto un senso).

Power to the People… sogno di una notte di mezzo autunno?

Daniele Gubert

Sull'autore

Sull'autore: Visionario irrequieto, spacciatore di tecnologie, ideatore di sinapsi. Sregolatamente rigoroso, kurioso, creativo eclettico indolente brillante-a-tratti. Indulgente indocile, rompicojoni deluxe, disincantato solo se necessario. Politico da strapazzo perché incapace di menzogna. [1972 - ] .

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